Diario di viaggio – Giorno 5 – L’Aquila

 

“Sognare è meglio di vivere ma quando il sogno finisce, non ci resta altro che vivere con la speranza di sognare ancora.”
Stefania Cacioppo, 22 anni.

Ore 3.32. 6 Aprile 2009.

In pochissimi istanti cambiano le vite, cambiano gli skyline ed i sogni. Cambiano le famiglie, le amicizie, gli obiettivi.
Ci si aggrappa ad un istante, ad una sensazione, ad una luce, ad un suono. Il vento gelido soffia su ciò che rimane, sul silenzio, e non resta che aspettare.

Entrare a L’Aquila a distanza di poco meno di 8 anni dal terremoto che cambiò ogni cosa, nonostante fosse la prima volta, lascia uno strano ricordo di se. Sarà forse che ci si fa un’idea di città distrutta, dal campanile fermo all’ora esatta, sarà che tornano in mente le immagini degli istanti successivi a quel 6 Aprile, sarà che siamo quasi “abituati” a vedere le foto del Centro Italia colpito dal terremoto di Agosto. Sarà che ci si fa un’idea che di per sé non è del tutto errata, ma nemmeno totalmente esatta.
Si continua ad essere percorsi da due sensazioni in particolare: l’angoscia e la rinascita.

 Percorrendo le vie del centro, in alcune sue parti ancora Zona Rossa, si ha la sensazione di camminare in un enorme cantiere a cielo aperto, ovunque operai che lavorano, camion carichi che passano a stento tra le impalcature, sabbia nell’aria che entra dritta negli occhi, l’odore del calcestruzzo. Ed il rumore! Il rumore di martelli pneumatici, il rumore del ferro che viene battuto, le grida degli operai che sotto il sole riportano in vita una città caduta.

Avere la possibilità di girare con qualcuno che conosce L’Aquila è sicuramente un vantaggio, anche se di giorno in giorno cambiano le vie, chiudono cantieri e riaprono altri. La città resta un miscuglio di mura crollate, case abbandonate con accanto palazzi nuovi di zecca, appena ridipinti che verranno consegnati a breve. E tra le nostre teste e le veloci nuvole abruzzesi decine di gru si muovono impazienti di portare a termine il loro lavoro.

Uno dei segni indelebili che restano nel visitare ad oggi L’Aquila è il vento. Attraversando le strette vie, tra impalcature e macerie, si viene colpiti da raffiche di vento gelido proveniente dagli enormi cantieri che bruscamente portano la mente alle sensazioni provate nel vedere, per la prima volta, la “Casa dello Studente” crollata durante il terremoto e, ad oggi, ancora ferma li a ricordare, in via XX Settembre, cosa accadde.

 

 

 

 

 

 

Lascio a voi, qui di seguito, alcuni scatti realizzati per le vie di una città che speriamo, presto, possa tornare a splendere.

A presto,
Pietro Politi.

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